Vista la torrida estate che abbiamo vissuto quest’anno, da nord a sud, isole comprese, verrebbe quasi spontaneo dire: “meno male che l’estate sta finendo” richiamando in causa parte della famosissima canzone dei Righeira. Però non è proprio così, almeno sotto il profilo climatico stiamo assistendo a un fenomeno di cambiamento radicale al punto che gli stessi “addetti ai lavori” non sanno più cosa “prevedere” anche a breve termine. Passiamo sempre più rapidamente da giornate di caldo asfissiante, con punte termiche che superano i 40° a improvvise bombe d’acqua, temporali, grandinate, che portano solo danni al territorio e all’economia del nostro Paese. Ma non siamo i soli e questo non deve consolarci, bensì farci sempre più riflettere sulle cause di questo improvviso cambiamento dell’ambiente di cui, noi esseri umani, in modalità diretta o indiretta siamo sempre più i principali artefici. A causa dell’eccessivo caldo ne risentono anche le acque, in cui navighiamo e in cui peschiamo. Acque con temperature di oltre 30° non sono un piacevole segnale, per nessuno. Non danno più l’agognato refrigerio ai bagnanti, e gli abitanti pinnuti dei nostri mari si allontanano, cercano profondità in cui patire di meno. Ma il fenomeno registra anche l’arrivo, ormai conclamato, di specie “mai viste” nei nostri mari. “Le porte dei mari e degli oceani si sono aperte e si incontrano” lasciando migrare senza vincoli pesci tropicali nelle nostre acque. Una sorta di trattato di Schengen per i pesci, per modo di dire e scherzandoci sopra… Anche se, visto quanto accaduto questa estate a Ceuta e la conseguente sospensione temporanea del trattato con la Spagna, forse è bene non nominare Schengen più di tanto…
Ma veniamo ai fatti che più ci riguardano da vicino. Settembre gli anni scorsi coincideva con due importanti Saloni nautici: Cannes e Genova. Per quanto concerne il Cannes Yachting Festival nulla è cambiato. Le date sono rimaste a settembre, dall’8 al 13 di questo mese e vi si aspettano alcune importanti novità esposte in anteprima assoluta, il che è sempre una bella prospettiva. Per quanto concerne il Salone Nautico Internazionale di Genova invece, gli aficionados dovranno attendere un paio di settimane in più, in quanto si è tornati, dopo dieci anni, alla vecchia, storica formula di esporre a ottobre. È vero che si apriranno i padiglioni il 1° ottobre e si chiuderanno il 6, quindi proprio a “inizio ottobre”, ma c’è curiosità per questo ritorno al passato. Un passato che, tra l’altro, porta alla memoria anche anni meravigliosi della nautica e del Salone. Anni in cui c’erano molte più imbarcazioni esposte, una configurazione espositiva completamente diversa, ma per girare il Salone a un diportista non bastavano due giorni pieni e le Aziende tornavano a casa con i taccuini pieni di ordini. Chissà che questo ritorno a ottobre non sia portafortuna anche sotto questo profilo. Ci sarà sicuramente qualche disagio in più per i cantieri che espongono i loro prodotti a entrambe le manifestazioni nautiche, in quanto quest’anno la distanza tra i due eventi comporterà qualche problema e qualche costo in più, ma nulla è insormontabile e tutto è superabile se poi ci si specchierà nei sorrisi dei visitatori, e anche dei Cantieri!
Sotto il profilo dell’estate ormai agli sgoccioli mi viene da dire che purtroppo, anche quest’anno, si sono registrati pericolosi impieghi dei mezzi nautici, che purtroppo hanno portato al ferimento e al decesso di alcune persone. Ciò significa che la cultura del mare non è ancora “cosa per tutti”. C’è ancora chi va per mare senza una nozione di cosa voglia dire navigare. Non sto parlando di patente nautica, perché tanto si è capito che non c’è interesse ad abbattere il costo di un corso patente dando modo a tutti di prenderla e di imparare qualche cosa. Ma il problema è che, come per tanti altri argomenti, non c’è la curiosità di imparare nulla, neppure on-line per assurdo, c’è solo la voglia di sentirsi piloti, padroni del mare e dare sfogo alla propria, spesso cafonaggine. E così accadono le disgrazie! Boe dei sub ignorate, mezzi che sfrecciano sotto costa nella piena ignoranza di cosa dica in merito la normativa mettendo a rischio l’incolumità dei bagnanti, ancore che scarrocciano su inermi fondali spesso coperti di posidonie distruggendo tutto quanto si può distruggere. Sull’argomento poi “Forze dell’Ordine al lavoro” per sgominare la banda di “truccatori dei 40 cavalli” sinceramente mi viene da sorridere. Non perché sia sbagliato, ma mi pare di rivivere in parte i concetti già vissuti tanti anni fa con i “depotenziati”. Come allora anche oggi i nostri “40 cavalli” beneficiano di una certificazione che attesta che la loro potenza di omologazione è pari a 40 cavalli. E fin qui ci siamo. Ma poi lo sanno anche i non addetti ai lavori che questi “40 cavalli” sono frutto di strozzature ottenute lavorando sulle centraline, adottando delle flange di riduzione e quant’altro… Possibile che ci si accorga solo oggi, nel 2026, che chi compra questa potenza quasi mai la mantiene così come gli è stata venduta? E perché? Per montarlo a poppa di un mezzo nautico sempre più grande… Quindi? Non era intuibile prima, quando già si vedevano mezzi di anche sette metri presentati con lo slogan: “va bene anche con un 40 cavalli”, che qualche cosa non tornava? A volte mi viene da pensare che certi errori, certe dimenticanze, non siano casuali. Come tanti anni fa furono venduti prima migliaia e migliaia se non milioni di motori depotenziati poi, d’improvviso, venne deciso di controllarli e sottoporli a verifiche, sanzioni e sequestri. Ora mi sembra di rivivere quel periodo, mi sembra che il passato ritorni nello stesso modo del Salone Nautico di Genova a ottobre, e la mia mente pensa che anche nel mondo della nautica tante cose non tornano… Ma chi legifera, chi fa proposte di legge come la patente D1 che al momento è risultata essere un flop, chi prima consente, o meglio, non controlla e poi, dopo milioni di motori venduti decide di intervenire a posteri multando, denunciando e sequestrando, “è del mestiere…” parafrasando una ormai iper-cliccata battuta di Checco Zalone nel film Quo Vado? Ai posteri l’ardua sentenza e, con i principali Saloni alle porte, non vorrei che a subire le conseguenze di tutta questa mancanza di “conoscenza della materia” da parte di chi “sta in alto” siano proprio i produttori di motori fuoribordo e di conseguenza anche quei cantieri che hanno in gamma misure studiate per quella tipologia di motori. Spero tanto di no!
Luciano Pau

Luciano Pau
Giornalista iscritto all’Ordine Interregionale del Lazio e Molise dal 1995, vanta un’esperienza di oltre 35 anni nel mondo della nautica e dello sport, tra cui la pesca, che segue ormai assiduamente da oltre 10 anni. Ha collaborato per vent’anni con alcune delle principali riviste del settore nautico e pesca, occupandosi di test d’imbarcazioni e di gommoni, di articoli tecnici legati alle tematiche nautiche e motoristiche in genere, di elettronica, attrezzature da pesca e seguendo eventi a livello nazionale ed internazionale. Oggi è direttore del web magazine Fishing Boat Magazine ed organizzatore di eventi.




















