Buon giugno a tutti! Siamo prossimi all’estate astronomica, perché quella a livello meteorologico in effetti è già iniziata da qualche settimana. Anzi, il caldo arrivato all’improvviso in alcune zone d’Italia ha cominciato a mettere in allarme (bollino rosso) talune regioni, l’agricoltura e anche i nostri amati pesci. Questi ultimi si trovano negli ultimi anni ad avere a che fare con un clima che surriscalda le acque, a loro volta sempre meno fredde nei periodi invernali viste le scarse nevicate che caratterizzano detto periodo dell’anno. Ciò si traduce quindi anche in un termoclino differente da regione a regione, ma in particolare in tutto il Paese. L’innalzamento della temperatura delle acque si sta già manifestando anche con l’arrivo di alcune specie un tempo presenti in mari molto più caldi dei nostri. Vengono chiamate specie aliene, in quanto non autoctone. Ma non si tratta, ovviamente di specie aliene in quanto sconosciute, bensì di specie “non conosciute” e che non facevano parte dell’habitat del Mar Mediterraneo.
Pesci in grado di creare il panico, e non solo, tra le specie invece da sempre presenti nelle nostre acque. Specie invasive, distruttive, che possono annientare abitudini e vita nei nostri fondali. Uno su tutti abbiamo imparato a conoscerlo nostro malgrado da qualche anno a questa parte, il granchio blu, che ha praticamente ridotto drasticamente la presenza di crostacei e vongole nelle aree di proliferazione di questo mollusco bivalve. Altre stanno prepotentemente facendo la loro apparizione, tra cui anche il pesce Scorpione, bellissimo da vedere nel suo habitat, meno nelle nostre acque, anche perché pericoloso se viene a contatto con l’essere umano essendo munito di un veleno potente e doloroso. Oppure il pesce Palla maculato, un’altra “preda fotografica” nei mari tropicali, simpatico nell’aspetto, ma pericoloso per persone che non ne conoscono la tossicità delle carni. E non saperlo riconoscere potrebbe indurre qualche pescatore un po’ avventato e poco edotto, a portarlo in tavola, senza sapere i rischi che si potrebbero correre. Anche gli squali si fanno sempre più presenti. Non che prima non ci fossero, ma ultimamente si registrano maggiori avvistamenti, anche di specie meno “tranquille” rispetto alle verdesche. Ad esempio i Mako, predatori veloci e aggressivi, anche se, è bene ricordarlo, difficilmente uno squalo attacca l’uomo senza provocazioni o senza averlo scambiato per qualche altra preda a lui più gradita. La sua velocità di nuoto e la sua aggressività e curiosità, provoca però un po’ di ansia tra i bagnanti, e già molte sono le persone che, dopo la visione di alcuni video amatoriali pubblicati sui Social, hanno manifestato la volontà di non fare il bagno in acque profonde! Psicosi da film “Lo Squalo”? Possibile, però non si può dar loro del tutto torto. Ma cambiamo argomento. Finalmente è operativa la normativa sulla comunicazione di pesca sportiva e ricreativa… Perché finalmente direte voi? Semplicemente perché credo sia meglio dover avere a che fare con una brutta notizia che non rimanere sospesi come abbiamo fatto finora, con rinnovi mensili o quasi della comunicazione di pesca (leggasi permesso)… Ora è possibile, per chi ancora non l’ha fatto, entrare nel sito ufficiale del Masaf (https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/190 ) e ottenere il permesso fino a fine anno. Però, per ottenerlo, se si indica di voler praticare la pesca da natante o la subacquea, ora è necessario indicare il numero di registrazione all’app RecFishing. Per quest’uitima c’è in effetti ancora poca chiarezza, sull’uso, sulla tempistica di apertura e chiusura della sessione di pesca, sulla registrazione delle catture e, di conseguenza, anche le autorità che operano in mare non sanno ancora del tutto bene come comportarsi. Il che non è sempre positivo, perché spesso, in assenza di chiarezza, si demanda il tutto a “chi comanda” una determinata situazione, e ciò può dar vita a errori interpretativi che potrebbero costare caro, e a volte anche ingiustamente, a chi va in mare per cercare tranquillità e relax e non provare terrore alla vista di una motovedetta. Tra l’altro è notizia recente che, proprio in merito all’app RecFishing, la F.I.P.S.A.S. sia riuscita a ottenere una fase transitoria fino al 31 dicembre 2026, per l’obbligo di apertura dell’App Ci sono ancora, come anzidetto, troppi dubbi. Ad esempio, al riguardo dell’obbligo (di cui non si evince menzione da nessuna parte) di possedere e di dover portare con sé un apparato cellulare. Questo periodo di transizione permetterà di entrare nel merito dei punti “oscuri” dell’App e risolvere ciò che oggi non è chiaro. Intanto, è bene ricordarlo, chi pesca da terra non è soggetto all’uso e allo scaricamento di questa app. Lo è invece per chi ha più di 16 anni e chi punta alla cattura di una delle quattro prede che hanno obbligo di registrazione (tonni rossi – pesci spada – alalunghe e lampughe). La cosa tra l’altro è intuibile facilmente nel momento in cui si entra nel sito MASAF per ottenere il “permesso”. Qui infatti viene richiesto quale tipo di pesca si intenda effettuare. Se si dichiara pesca da natante o subacquea, comparirà la casella con obbligo di indicazione del numero di registrazione dell’app RecFishing, in caso contrario no.
Per ora è tutto. Buon sole e buon mare.
Luciano Pau

Luciano Pau
Giornalista iscritto all’Ordine Interregionale del Lazio e Molise dal 1995, vanta un’esperienza di oltre 35 anni nel mondo della nautica e dello sport, tra cui la pesca, che segue ormai assiduamente da oltre 10 anni. Ha collaborato per vent’anni con alcune delle principali riviste del settore nautico e pesca, occupandosi di test d’imbarcazioni e di gommoni, di articoli tecnici legati alle tematiche nautiche e motoristiche in genere, di elettronica, attrezzature da pesca e seguendo eventi a livello nazionale ed internazionale. Oggi è direttore del web magazine Fishing Boat Magazine ed organizzatore di eventi.




















