E in un attimo eccoci a luglio, uno dei mesi più gettonati per le ferie, perlomeno per chi ha la possibilità di sceglierlo quale periodo di relax – sia che opti per muoversi con la propria imbarcazione lungo le coste o raggiungendo le mete predilette – che scelga una vacanza in un resort in qualsiasi parte del mondo. Un mese in cui i prezzi si sono già alzati rispetto a giugno ma non hanno ancora toccato i vertici di agosto, il mese “più caro” in assoluto. Iniziamo questo luglio con alcune piacevoli notizie. Non tanto sul fronte guerre, perché da quel lato siamo ancora in alto mare. Trump che minaccia, l’Iran che risponde, poi si radunano per trovare un accordo, poi salta, poi si riparlano. Un gioco da bambini più che tra potenze mondiali. Idem come sopra all’Est Europa, con Russia e Ucraina che continuano nel mantenere le loro posizioni. Intanto in Italia apprezziamo il tentativo di “evitare speculazione” sul prezzo dei combustibili dopo l’abbassamento dei costi a livello mondiale, con un tavolo di lavoro voluto dal Ministro Urso con le compagnie petrolifere. Ai distributori stradali qualche riduzione rispetto a un paio di mesi fa si registra, in compenso nei porti, avvicinandosi il periodo di maggior lavoro e considerando il regime di “monopolio” di cui i gestori godono nelle marine, qualche rialzo già si ravvisa, e il peggio ovviamente avverrà (come tutti gli anni però e non solo quest’anno a causa della situazione energetica) proprio nel mese di agosto. Sotto il profilo della nautica se pur con tentennamenti il mercato si è mosso più di quanto si pensava. Ora, anzi, alcuni cantieri stanno lamentando il fatto di non riuscire a soddisfare le richieste di chi ha deciso ora. Ma si sa, non è possibile fare stock e i tempi di lavorazione sono quelli che sono. In ogni caso penso che sia meglio perdere una vendita che non ritrovarsi a magazzino mezzi invenduti che gravano sul bilancio aziendale. D’altronde da che mondo è mondo chi vuole andare in mare con un mezzo nuovo deve programmarsi per tempo, ancor di più se il mezzo nautico è di grandi dimensioni. In ambito pesca infine mancano ancora alcune sfide per poter dire conclusa la prima fase di competizioni, sia federali che amatoriali. La pesca al tonno al momento della pubblicazione di questo editoriale è aperta, ma coincide anche con il periodo dell’amore e i tonni, si sa, preferiscono in questo periodo inseguire le femmine per pensare al futuro della specie che non le esche che gli angler gettano a cassette in acqua. In compenso, nonostante le temperature equatoriali che il nostro Paese sta vivendo, e l’innalzamento della temperatura delle acque, molti pesci si stanno facendo vivi, abboccano e fanno divertire i pesca sportivi. Qualcuno li rilascia facendo fede alla tecnica del catch&release, che preserva l’ambiente, qualcuno invece li trattiene e, intendiamoci, lo può fare, a patto che rispetti le normative in fatto di misure minime delle specie e di quantitativo giornaliero. Purtroppo, è inutile negarlo, ci sono anche i “meno sportivi” che il pesce lo pescano per venderlo in modo illegale, un’attività che coinvolge sia chi pesca che chi compra il pesce, sia ben chiaro, tra l’altro così privo dei controlli sanitari previsti dalla normativa. La cultura del mare d’altronde prevede che ci siano anche persone che la pensano diversamente da altri, che rischino di persona per gli atti che commettono e la speranza, perlomeno, è che la coscienza delle nuove generazioni sia più indirizzata verso la conservazione ambientale che non verso il benessere economico derivante dal commercio illegale. Quello che ho apprezzato molto invece girando per i campi gara, è il fatto che molti pesca-sportivi ora sono più sensibili al fenomeno inquinamento, e avvistando una cassetta di polistirolo in mare abbandonata, una bottiglia, o addirittura un salvagente caduto da chissà quale imbarcazione o gommone, si sono fermati a raccoglierli, per poi depositare il tutto a terra. Significa che le campagne di sensibilizzazione messe in campo da varie associazioni possono funzionare. Complimenti vivissimi infine anche a Suzuki Marine, che ha deciso di liberalizzare, a costo zero, l’adozione del suo sistema #lavalacqua (Suzuki Micro Plastic Collector), il famoso filtro posizionato nell’impianto di raffreddamento per la raccolta delle micro-plastiche presenti in acqua. Ciò permetterà alle Case motoristiche che lo vorranno di adottare il sistema, implementando così la possibilità di “fare del bene alle acque” durante il proprio divertimento.
Per ora è tutto.
Buon luglio e buone vacanze!
Luciano Pau

Luciano Pau
Giornalista iscritto all’Ordine Interregionale del Lazio e Molise dal 1995, vanta un’esperienza di oltre 35 anni nel mondo della nautica e dello sport, tra cui la pesca, che segue ormai assiduamente da oltre 10 anni. Ha collaborato per vent’anni con alcune delle principali riviste del settore nautico e pesca, occupandosi di test d’imbarcazioni e di gommoni, di articoli tecnici legati alle tematiche nautiche e motoristiche in genere, di elettronica, attrezzature da pesca e seguendo eventi a livello nazionale ed internazionale. Oggi è direttore del web magazine Fishing Boat Magazine ed organizzatore di eventi.



















