Ed eccoci a maggio. In un batter d’occhio, o quasi, complice un clima che cambia e che azzera praticamente il passaggio tra l’inverno e l’estate, ci troviamo a togliere i giubbini per indossare le T-shirt. Se da un lato questo cambiamento climatico desta preoccupazione ambientale, in quanto non avendo più inverni decisamente nevosi e piovosi, in estate si soffre il problema idrico oltre all’aumento del rischio catastrofi, dall’altro potrebbe essere ben visto dagli amanti la nautica e la pesca, in quanto si potrebbe pensare ad un “allungamento” del periodo in cui praticare le proprie attività. Ma non è del tutto così. Si tratta di cambiamenti climatici sempre meno prevedibili, non solo dai comuni mortali, ma anche da coloro cui spetterebbe il compito di “prevedere”. Ricordo che un po’ di anni fa si poteva tranquillamente fare riferimento ad alcuni tra i portali meteorologici più attendibili per organizzare un week end, qualche giorno di vacanza, partecipare ad un meeting, organizzare un evento. Oggi tutto ciò è sempre più difficile. I repentini cambiamenti meteo-marini rendono difficile qualsiasi tipo di programmazione. Si è sul “chi va là” fino all’ultimo, ossia a un giorno prima di dover partire, se non addirittura il giorno stesso. Ciò inficia molto anche sulla sicurezza, perché gli stessi bollettini non sono più così attendibili e prendere il mare con il proprio mezzo da diporto per trascorrere qualche giorno itinerante può nascondere delle insidie non prevedibili. O meglio, richiede sempre più esperienza per gestire situazioni non preventivate, dotazioni di bordo e di sicurezza in ordine e soprattutto tanto buon senso. Un pregio che purtroppo, in tante situazioni, sembra essere sempre più “merce rara”.

In ambito nautico qualche certezza invece c’è se si parla di motori fuoribordo. Perlomeno per ciò che riguarda il mercato italiano che è poi quello che ci interessa più da vicino.

In base a dati IMEC, fonte decisamente attendibile, il mercato italiano ha registrato in un anno, prendendo come base da marzo 2024 a febbraio 2025, un calo generale del 3% circa. I segnali più negativi continuano ad arrivare dalle fasce di potenze più basse, fatta eccezioni per motori fino a 4 hp, che risultano invece in crescita. Tralasciando i dati riguardanti le potenze ormai poco vendibili, come i 20-25 hp, preoccupa di più la fascia dei cosiddetti “senza patente”, ossia quella dei 30-40 hp, che sta subendo da qualche anno una flessione. Un dato che potrebbe trovare spiegazioni di vario genere. Sono aumentate le persone che fanno ricorso alla patente nautica e quindi non necessitano più delle “potenze alternative”? I dati di mercato dicono di no, perché si registra al contrario un calo nel rilascio di patenti nautiche. O semplicemente si tratta di una fascia di utenza che corrisponde a quella che soffre di più un’economia statica del Paese? La mancanza di certezze sul futuro ovviamente colpisce più facilmente le fasce più deboli ed i giovani, quelle per intenderci che si possono permettere a malapena un piccolo mezzo nautico. Chi l’unità da diporto ce l’ha già si tiene ciò che ha e non pensa, perché non ne ha la possibilità, a permute o sostituzioni. Per contro i dati di mercato confermano un’ascesa importante nel campo delle “grandi potenze”, intendendo per tali quelle che vanno oltre i 300 cavalli. Qui addirittura si registra nell’ultimo anno un incremento che supera il 15%, il che starebbe a confermare la netta spaccatura tra i ceti sociali di cui spesso si parla. Chi può spendere lo fa, e chi non può non spende. Un quadro abbastanza chiaro che confermerebbe, tra l’altro, le teorie riguardanti un mercato iper-gonfiatosi durante il periodo COVID per molteplici motivi e non un boom del settore nautico. Un mercato che era destinato a non durare a quei valori, e che non tutti hanno saputo valutare e prevedere. Come sarà dunque l’anno nautico 2025? Purtroppo è difficile prevederlo visto che ancora non si sa quale sarà l’effetto reale dell’attivazione dei dazi sui mercati europei, tra cui ovviamente anche in Italia. Tra i Cantieri si registrano pareri contrastanti anche se, molti, ipotizzano una contrazione di mercato in attesa di definizioni politiche in tema di economia globale. C’è però anche chi rimane ottimista e ipotizza invece un incremento del mercato rispetto al 2024. Io personalmente non ne sono così convinto, anche se lo vorrei tanto. Penso invece a un’estate di “transizione”, un’estate nautica per pochi e per periodi sempre più brevi, visti anche i costi in continua salita sia per i servizi a terra (vari e alaggi, rimessaggi, assistenza), che di gestione, in primis carburante e posti barca nelle marine. Sicuramente sarà un’estate positiva per i noleggiatori, la nuova arma dei “diportisti”. Un costo certo per il tempo che serve a fare un’escursione o un periodo di vacanza e poi né manutenzione, né posto barca, né denuncia di possesso. Si lascia il tutto al noleggiatore e si torna tranquilli a casa.

Luciano Pau

Luciano Pau

Luciano Pau

Giornalista iscritto all’Ordine Interregionale del Lazio e Molise dal 1995, vanta un’esperienza di oltre 35 anni nel mondo della nautica e dello sport, tra cui la pesca, che segue ormai assiduamente da oltre 10 anni. Ha collaborato per vent’anni con alcune delle principali riviste del settore nautico e pesca, occupandosi di test d’imbarcazioni e di gommoni, di articoli tecnici legati alle tematiche nautiche e motoristiche in genere, di elettronica, attrezzature da pesca e seguendo eventi a livello nazionale ed internazionale. Oggi è direttore del web magazine Fishing Boat Magazine ed organizzatore di eventi.

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