Ottobre, oltre che il mese tipico autunnale e un tempo mese del Salone di Genova, è da un po’ di anni diventato invece il mese in cui si tirano le somme. E sì, perché il Salone Internazionale Nautico del capoluogo ligure è stato anticipato a settembre, una settimana dopo il Cannes Yachting Festival. Due eventi fieristici molto importanti per il settore nautico, e dunque, conclusi i saloni, è il momento delle riflessioni e del pensare alle strategie da adottare. Cannes non sembra essere andato benissimo. C’è chi ha lamentato poca affluenza di pubblico rispetto alle passate edizioni, in particolare di quello francese, per evidenti situazioni di difficoltà che attraversa il Paese, e chi ha detto che gli italiani presenti, in numero maggiore rispetto ai locali, erano principalmente visitatori che univano la visita a un bel weekend in una località esclusiva. Quindi non sembra si siano conclusi grandi affari. A Genova invece giocavamo in casa. I dati riguardanti lo stato di salute della “nostra nautica” mettono in risalto la capacità italiana nell’export, con un fatturato globale del settore che nel 2024 ha raggiunto il massimo storico (pari a un +3,2%), con una crescita trainata dall’alto di gamma e dai superyacht. Peggio la piccola industria nautica, che ha fatto invece registrare un calo di fatturato di circa il 10%. Cosa significa? Significa che sicuramente quanto da noi detto nei mesi precedenti trova riscontro in questi dati, ossia una situazione geopolitica difficile, con due importanti guerre mondiali in atto senza considerare quelle locali, una politica di dazi che crea incertezza e, ovviamente, una situazione interna del Paese che mette in luce le difficoltà delle famiglie e dei “non ricchi”. Perché va detto: la nautica è sempre stata una “cosa per ricchi”. Abbiamo, è vero, vissuto periodi storici in cui il divario tra i ceti sociali si è lievemente assottigliato, un periodo in cui anche il lavoratore subordinato, grazie all’avvento in massa delle finanziarie, riuscì a comprarsi una piccola barca, un gommone o qualsiasi altra soluzione per navigare. Ma quei momenti sono purtroppo stati spazzati via dall’arrivo dell’euro, da una ricchezza interna penalizzata proprio dal cambio lira/euro e con un potere d’acquisto decisamente più basso, con in contrapposizione una cantieristica che ha invece pensato in un boom improvviso e ha continuato a alzare i prezzi. O a mantenerli alti nonostante dopo la “bolla COVID”, le materie prime fossero tornate ai valori pre-epidemia.
I diportisti oggi sono divisi in tre fasce nette: chi non ha problemi economici e spende su unità dai prezzi esorbitanti; chi riesce in qualche modo a mantenere viva la sua passione in quanto già magari possessore di un mezzo nautico e non obbligato oggi al suo acquisto (si limita magari a sostituire il motore o la strumentazione); e infine chi non può che “sognare la nautica”, perché fa fatica a mandare avanti una famiglia e ad arrivare a fine mese, figuriamoci a navigare. Tutto ciò già quest’anno ha creato giacenze di magazzino presso molti dealer che, obbligatoriamente, inficeranno sui nuovi e immediati acquisti. Continuiamo a battere sul fatto che per una buona nautica occorre iniziare dalle infrastrutture, rendendo le acque agibili a tutti e ai giusti prezzi, creando nuove leve di diportisti da educare, anche all’acquisto intelligente. I neofiti, quelli che possono ancora approcciarsi al settore, non iniziano più con misure cosiddette “abbordabili”, ma partono dai 7/8 metri in su, il cui costo di acquisto tocca e supera facilmente (motori, strumentazione e accessori inclusi) i 100.000 euro. Poi però non si sa dove rimessare questi mezzi, non solo d’inverno, ma anche e soprattutto d’estate, quando si vorrebbe usarli, e i pochi posti in acqua disponibili propongono costi (varo, alaggio e custodia) a dir poco proibitivi. Dove vogliamo andare? Questa è la domanda che ognuno di noi deve porsi, a cominciare dai nostri governanti, perché se la nautica è un settore trainante dell’economia del Paese, un elemento basilare della Blue Economy” e se le previsioni dicono che nel 2026/2027 si potrebbe avere una lieve ripresa, è bene darsi da fare, perché come diceva un vecchio ma sempre vivo proverbio popolare: “chi ha tempo non aspetti tempo”…
Buon ottobre a tutti…
Luciano Pau

Luciano Pau
Giornalista iscritto all’Ordine Interregionale del Lazio e Molise dal 1995, vanta un’esperienza di oltre 35 anni nel mondo della nautica e dello sport, tra cui la pesca, che segue ormai assiduamente da oltre 10 anni. Ha collaborato per vent’anni con alcune delle principali riviste del settore nautico e pesca, occupandosi di test d’imbarcazioni e di gommoni, di articoli tecnici legati alle tematiche nautiche e motoristiche in genere, di elettronica, attrezzature da pesca e seguendo eventi a livello nazionale ed internazionale. Oggi è direttore del web magazine Fishing Boat Magazine ed organizzatore di eventi.


















