Sapete qual è una delle domande più frequenti che mi pongono amici, conoscenti, addetti ai lavori quando li incontro da settembre a oggi? “Dopo Genova e Cannes, quali sono le aspettative per il mercato nautico 2026?” Bella domanda! Io ovviamente non faccio il mago e non leggo palle di vetro, anche perché altrimenti mi sarei dedicato a altro lavoro, decisamente più remunerativo, ve lo garantisco. Io rispondo sempre che do una mia opinione, che può essere giusta o sbagliata, un mio sentore, un mio modo di vedere le cose per come percepisco il mondo nautico intorno a me. E in questo specifico caso rispondo che la situazione, e mi auguro di sbagliarmi, perlomeno per la medio/piccola nautica sarà più controversa dell’anno scorso. Sono pessimista? No, voglio essere realista. Voglio uscire dalla mischia di coloro che per far contento qualcuno continuano a disperdere ottimismo senza basi per farlo. Vivo nel mondo della nautica da tantissimi anni, purtroppo (non per il settore ma perché significa che non sono più giovane). Ho vissuto momenti brutti, come la crisi del 2008 ma la cui onda d’urto si è sentita solo all’incirca nel 2012/2013, ho vissuto la fase di epidemia come tutti, e sto vivendo quella attuale. Ho già scritto in altri editoriali che secondo la mia opinione il mercato della nautica medio/piccola è in difficoltà. Non servono i numeri delle statistiche per confermarlo, basta guardarsi intorno. C’è ancora chi dice che il Salone di Genova 2025 ha incrementato il numero di visitatori e che questo significa che va tutto bene, anzi meglio degli anni scorsi. Non sono così convinto di ciò! Ma chi se ne importa rispondo io, se sono entrate 124.000 persone, e che moltissimi di loro siano solo visitatori, curiosi, sognatori? A noi, alla cantieristica e a tutti gli operatori del settore interesserà quanti di quelli che sono entrati pagando un biglietto e sostenendo costi non irrisori – se uniamo al biglietto tutti le altre spese che tale visita comporta – avranno poi finalizzato una trattativa, un acquisto, o perlomeno messo nero su bianco l’intenzione di comprare un nuovo mezzo nautico, un motore, uno strumento elettronico, un accessorio e via discorrendo? Perché le visite possono accontentare la biglietteria del Salone che organizza l’evento, non le aziende che sono lì per vendere e per programmare la loro produzione nei mesi tipicamente di letargo del settore. Se il pubblico entra in un Salone, guarda, sogna ma non si siede a un tavolo di un cantiere perlomeno per un preventivo, o i dealer non fanno ordini per mancanza a loro volta di commesse, nei mesi successivi, tali visite resteranno fini a sé stesse. Parlando con i Cantieri, giustamente, vi diranno: “Ma io che cosa metto in produzione durante l’inverno per essere pronto in primavera? Quante materie prime acquisto e immagazzino?”. Ai dipendenti, perlomeno quelli in regola che mi auguro siano la quasi totalità, dovranno essere garantiti stipendio, contributi, 13° mensilità anche nei periodi cosiddetti morti. Se non si hanno programmazioni ben definite diventa difficile acquistare e produrre, così come non è possibile fare stock di prodotti pronti per la consegna, soprattutto dopo l’avvento della customizzazione. Tale soluzione, molto utile in fase di vendita e anche una piacevole modernizzazione per distinguersi, è allo stesso tempo “spada di Damocle” della cantieristica. Se produci scafi o gommoni in più colorazioni o tipologie di allestimento, un magazzino fatto senza basi può dar vita a giacenze pesanti sotto il profilo economico. Potresti sentirti chiedere in stagione una colorazione o un allestimento che non hai al pronto, mentre magari in magazzino hai alternative che però in quel momento non interessano. E tutto questo moltiplicato per ogni singolo modello in gamma. Insomma non è facile. La nautica necessita di “programmazione” e non riuscire a programmare può risultare un problema in più. D’altronde non è facile per chi vorrebbe acquistare in una situazione economica che proprio in queste ore si sta ingarbugliando nuovamente in una spirale di violenza. La guerra in Medio Oriente sembrava sul punto di dirsi “conclusa” e invece rieccoci ai bombardamenti. Sull’altro fronte di guerra le cose non sono mai cambiate e in Italia si parla di tagli alle tasse e aiuti a destra e a sinistra (il che già sancisce che le disponibilità per uno sfizio quale la nautica sia sempre meno), ma poi per tradurre in fatti le parole occorre trovare le coperture, e pertanto non sono certe. Addirittura, notizia recente, Amazon sta tagliando posti di lavoro in modo importante, ossia quello che era considerato una grande risorsa per impiego lavorativo per molti non lo sarà più. L’avvento dell’AI sta cominciando a mettere in dubbio per il futuro altri posti di lavoro. In contrapposizione a queste molteplici situazioni in essere, chi è stato ai Saloni importanti di settembre, non ha potuto non rilevare che molti cantieri stanno continuando a progettare e costruire scafi (indipendentemente dalla loro tipologia), sempre più grandi. Giusto pensare ai ricchi, perché tanto saranno sempre più loro i veri fruitori della nautica, ma sono davvero così tanti vista l’offerta che c’è in giro? Non vorrei che taluni Cantieri si facessero troppo prendere la mano dai numeri, dal possibile facile fatturato che potrebbero realizzare con la vendita di un solo mezzo invece che di dieci più piccoli. Ciò offuscherebbe la realtà, nel senso che il fatturato fatto con pochi pezzi è importante certamente per i bilanci aziendali, con fatturati invariati se non aumentanti, ma nel contempo conclama una drastica riduzione delle vendite. Altro problema è legato all’usato, perché man mano che si sale di misura si crea un mercato di usato importante, sia come target di utenza che di disponibilità economica, e di usato in giro ce n’è veramente tanto. Quindi? Guardiamo avanti in questi mesi e monitoriamo ciò che succede. D’altronde come ho detto in apertura, non leggo palle di vetro e non sono un mago. Riporto solo ciò che vedo e, in questo caso, sperando di sbagliarmi!
Buon novembre a tutti…
Luciano Pau

Luciano Pau
Giornalista iscritto all’Ordine Interregionale del Lazio e Molise dal 1995, vanta un’esperienza di oltre 35 anni nel mondo della nautica e dello sport, tra cui la pesca, che segue ormai assiduamente da oltre 10 anni. Ha collaborato per vent’anni con alcune delle principali riviste del settore nautico e pesca, occupandosi di test d’imbarcazioni e di gommoni, di articoli tecnici legati alle tematiche nautiche e motoristiche in genere, di elettronica, attrezzature da pesca e seguendo eventi a livello nazionale ed internazionale. Oggi è direttore del web magazine Fishing Boat Magazine ed organizzatore di eventi.

















