Il numero sul cartellino è il più piccolo che pagherai. Bollo, assicurazione, posto barca, carburante e manutenzione: il conto vero, voce per voce — e a quante uscite l’anno smette di convenire pagare qualcun altro.
• a cura della redazione di CUP8.it – https://cup8.it

Il numero sul cartellino è quello che ti convince. Non è quello che ti costa. Una barca da pesca di sei metri con un fuoribordo usato può passare di mano per qualche migliaio di euro e poi chiederne altrettanti nei cinque anni successivi, senza che tu abbia mai dovuto cambiare il motore.
Il punto non è che sia cara. È che il conto è fatto di voci che nessuno ti elenca prima, e le due più pesanti non dipendono da quale barca compri: dipendono da dove abiti e da quante volte esci. Qui sotto c’è il conto intero, voce per voce, per la barca che interessa a noi — piccola, aperta, con le canne a bordo. In fondo c’è la domanda che quasi nessuno mette per iscritto: a quante uscite l’anno smette di convenire pagare qualcun altro.
IL CARTELLINO È LA VOCE CHE MENTE DI MENO

della barca che ha sotto, e in un annuncio può pesare per metà o più della cifra chiesta. È il motivo per cui due barche identiche stanno a distanza di anni luce di prezzo: quello che cambia sono le ore del motore, non i metri della carena.
Le domande che spostano soldi veri, quindi, sono tre. Quante ore ha il motore e se ci sono i tagliandi in mano. Se il carrello è incluso, e se è omologato per quel peso. E poi una che sembra burocrazia e invece è la più pesante di tutte: se stai comprando un natante o un’imbarcazione.
La linea la traccia l’articolo 3 del Codice della nautica da diporto, e sta a dieci metri di scafo. Fino a dieci metri sei un «natante da diporto» e non esiste nessun registro pubblico in cui iscriverlo. Da dieci a ventiquattro metri sei un’«imbarcazione», e l’immatricolazione è obbligatoria. Sotto i dieci metri, in pratica, gran parte della burocrazia semplicemente non ti riguarda — ed è lì che sta quasi tutta la flotta dei pescatori.
Un natante può anche chiedere di essere iscritto nei registri. Ma nel momento in cui lo fa diventa a tutti gli effetti un’imbarcazione, con gli obblighi che ne derivano. Non lo fa nessuno per scelta.
IL BOLLO DELLA BARCA NON ESISTE

È la prima cosa che chiede chi non ha mai avuto una barca, ed è anche la prima a cui si può rispondere con un no secco. La tassa annuale di possesso sulle unità da diporto, in Italia, non si paga più: è stata abrogata dalla legge di stabilità 2016 e non è dovuta dal 1° gennaio di quell’anno.
Ma conviene sapere com’era prima, perché è da lì che nasce l’equivoco. La tassa introdotta nel 2012 colpiva le unità sopra i dieci metri; dall’estate 2013 la soglia è salita a quattordici metri, e così è rimasta fino all’abolizione. Chi pescava su un sei metri, quindi, non l’ha mai pagata. Prima ancora era esistita una vecchia tassa di stazionamento, che toccava anche i natanti con motori oltre certe soglie di potenza e cilindrata. Oggi, comunque, il bollo non ce l’ha più nessuna barca.
Attenzione però a non allargare troppo la conclusione. Non c’è tassa di possesso, ma restano le imposte che paghi una volta sola quando la barca cambia mano, e restano gli obblighi annuali che costano davvero — che sono altri, e sono quelli qui sotto.
QUELLO CHE TI IMPONE LA LEGGE (E NON È UNA TASSA)

Tre voci, e nessuna delle tre è facoltativa.
L’assicurazione. La responsabilità civile è obbligatoria per qualunque unità a motore, senza soglie: il Codice delle assicurazioni private estende alle unità da diporto la stessa logica della RC auto. Non conta quanto è piccolo il gommone né quanti cavalli monta il fuoribordo — se c’è un motore, ci vuole la polizza, e vale anche per il motore ausiliario di una barca a vela. Ne restano fuori soltanto le unità a remi e la vela pura senza alcun motore. Chi naviga scoperto rischia la sanzione amministrativa e il sequestro dell’unità.
La patente. Serve molto meno spesso di quanto si creda, e le soglie sono precise. L’articolo 39 del Codice della nautica la rende obbligatoria oltre le sei miglia dalla costa, sulle moto d’acqua, e — anche restando entro le sei miglia — quando il motore supera i 30 kW, cioè 40,8 cavalli. Ci sono poi limiti di cilindrata che possono scattare prima: 750 cc per un due tempi a carburazione, 900 per uno a iniezione, 1.000 per un quattro tempi fuoribordo, 1.300 per un entrobordo, 1.300 per un diesel sovralimentato e 2.000 per uno aspirato. Quella soglia dei 40,8 cavalli spiega da sola una fetta enorme del mercato italiano dei fuoribordo, che si ferma ostinatamente a quaranta.
Le dotazioni di sicurezza. Cambiano con la distanza dalla costa, e sono state riscritte di recente: il nuovo regolamento di attuazione del Codice della nautica è entrato in vigore nell’ottobre 2024 e si applica a scaglioni, con una parte delle norme partita l’anno successivo. Tra le novità che toccano chi pesca: oltre le sei miglia i giubbotti devono avere la luce automatica; i gommoni marcati CE possono fare a meno della zattera se restano entro le dodici miglia e hanno a bordo il kit di sopravvivenza della zattera costiera più un estintore in aggiunta; la bussola magnetica può essere sostituita da una elettronica. Non è una cifra enorme, ma è una spesa che va messa nel conto d’acquisto, non scoperta a luglio.
C’è poi una cosa che con la barca non c’entra e serve lo stesso: la licenza per pescare in mare (https://cup8.it/articoli/licenza-pesca-mare ), più le regole su dove puoi calare e dove no. Quello che rischi se sbagli lì è un capitolo a parte, e l’abbiamo contato voce per voce.
DOVE LA TIENI: LA VOCE CHE RIBALTA IL CONTO

È qui che due pescatori con la stessa identica barca finiscono a spendere l’uno il triplo dell’altro. Non cambia niente della barca: cambia il chilometro di costa.
Il posto barca in acqua è la voce più geografica che esista in Italia. Per un dieci metri in un porto attrezzato le stime più citate stanno fra 2.000 e 4.500 euro l’anno, ma nelle marine più richieste, in Liguria come in Costa Smeralda, il conto può moltiplicarsi, e in molti porticcioli c’è soprattutto una lista d’attesa. Per uno scafo da sei o sette metri le cifre scendono parecchio, ma il rapporto fra le zone resta identico: a costare è il posto, non i metri.
La seconda strada è il rimessaggio a terra, con alaggio e varo a inizio e fine stagione. Per una barca sui sei metri e mezzo si va da qualche centinaio di euro a circa 2.000 l’anno, alaggio e varo compresi, con il capannone coperto che costa anche il doppio del piazzale scoperto. Sono prezzi di mercato, non tariffe: da cantiere a cantiere cambiano molto.
La terza è quella che sceglie la maggior parte dei pescatori, ed è quella che ribalta il conto: il carrello. Barca a casa, in acqua solo il giorno che esci, spesa una tantum invece che ogni anno. Ha regole sue, però, e conviene conoscerle prima di comprare. Con la patente B puoi trainare un rimorchio fino a 750 kg di massa complessiva, oppure uno più pesante purché auto e rimorchio insieme non superino i 3.500 kg: oltre serve la BE. E il carrello si revisiona come un veicolo – per i rimorchi leggeri la prima revisione arriva dopo quattro anni, poi si ripete ogni due.
Ne esce un consiglio poco romantico: la prima domanda da farsi non è «quale barca compro» ma «dove la metto». La risposta alla seconda vale molti più soldi della prima.
IL CARBURANTE SI CALCOLA, NON SI INDOVINA

Questa è l’unica voce che puoi stimare da solo prima ancora di comprare, con un conto che sta su un tovagliolo. Per un fuoribordo a benzina quattro tempi la regola pratica è 0,28-0,35 litri all’ora per ogni cavallo, a pieno regime; chi vuole stare largo usa 0,4. Moltiplichi per i cavalli e hai i litri all’ora.
Un quaranta cavalli, quindi, in planata sta fra gli undici e i sedici litri l’ora. Il che porta a una conclusione che sorprende chi non ha mai tenuto il conto: a bruciare carburante non è la pesca, sono i trasferimenti. Un’uscita a bolentino (https://cup8.it/articoli/bolentino-profondo ) di quattro ore, con mezz’ora di navigazione all’andata, mezz’ora al ritorno e il resto a motore spento sul punto, consuma una frazione di quello che consuma una giornata di traina, dove il motore serve per cercare e per seguire le prede. La stessa barca, con lo stesso motore, può costarti il triplo a seconda di come peschi.
Due avvertenze oneste su quel numero. È calcolato a gas aperto, e in crociera consumi molto meno. E vale a mare piatto: con onda contraria e barca carica il consumo reale sale, a volte parecchio. La regola serve a dimensionare il serbatoio e il portafoglio, non a tenere la contabilità.
LA MANUTENZIONE E LA REGOLA DEL 5-10%

Fra chi la barca ce l’ha davvero circola una regola empirica che vale più di tanti preventivi: il mantenimento annuo costa fra il 5 e il 10 per cento del valore della barca. Su un usato da 15.000 euro fanno 750-1.500 euro l’anno tutto compreso; su una da 50.000, dai 2.500 ai 5.000.
Va detto per quello che è: non è una legge fisica né un dato ufficiale, è un’approssimazione che gli armatori si passano perché funziona. Però coglie la cosa giusta — la manutenzione segue il valore, non la lunghezza. Una barca vecchia e semplice costa poco da tenere anche se è lunga; una recente e piena di elettronica costa cara anche se è corta.
Dentro quella percentuale ci stanno il tagliando del fuoribordo, l’antivegetativa se la barca resta in acqua, la girante, le candele, gli anodi, la batteria, il telo. E poi la voce che nessuno preventiva mai: il pezzo che si rompe a luglio. Su una barca da pesca ci aggiungi l’usura di tutto quello che al diportista non serve — portacanne, vivaio, verricello, ecoscandaglio.
Il modo pratico di gestirla è banale e funziona: metti da parte quella percentuale ogni anno, anche negli anni in cui non si rompe niente. Servono esattamente a pagare l’anno in cui si rompe tutto insieme.
IL CONTO DELL’ANNO, E IL PUNTO DI PAREGGIO

Mettiamo insieme le voci per la barca tipo del pescatore: un sei metri usato, quaranta cavalli, tenuto su carrello e non in porto.
L’assicurazione è la più prevedibile di tutte: le rilevazioni di mercato mettono la responsabilità civile di un piccolo fuoribordo intorno ai 40-150 euro l’anno, e quella di un natante da sette-nove metri sui 250-500. Il rimessaggio, scegliendo il carrello, sparisce e diventa una spesa una tantum. La manutenzione la stimi con la regola del 5-10%. Il carburante lo calcoli con i cavalli. Restano le dotazioni da rinnovare quando scadono e i piccoli ricambi di stagione.
Per una barca di quel tipo, senza posto barca, si ragiona su un ordine di grandezza di 1.000-2.500 euro l’anno di gestione, con la forbice che dipende quasi tutta da quante volte esci. Aggiungi un posto barca in acqua in una zona cara e quella cifra può raddoppiare o triplicare senza che tu abbia toccato niente della barca.
Adesso l’altra colonna, quella che quasi nessuno affianca alla prima. Un’uscita di pesca su barca altrui, in Italia, costa in genere fra i 300 e i 700 euro a giornata per la barca intera, da dividere fra i partecipanti: sono circa 100-200 euro a testa quando si è in quattro, e ci sono uscite a bolentino di mezza giornata che partono da 60-90 euro a persona. Carburante, esche e attrezzatura di solito sono compresi.
Il conto si fa da sé. Se esci cinque volte l’anno, cinque uscite pagate ti costano 500-1.000 euro: meno della sola gestione di una barca tua, e non l’hai comprata, non la lavi, non la ripari e non la rimessi. Se esci trenta volte l’anno, le uscite pagate diventano 3.000-6.000 euro e la barca propria vince senza discussione. Il punto di pareggio, per un natante piccolo su carrello, cade fra le dieci e le quindici uscite l’anno.
È il conto che non trovi sotto nessun annuncio, e spiega una scena che nei porti si ripete ogni anno: la barca comprata a marzo, usata quattro volte, rivenduta al terzo inverno. Una barca da pesca non si ripaga con i pesci – quelli, al chilo, restano il modo più caro del mondo di procurarsi una cena. Si ripaga con le uscite. Se le fai, è uno degli acquisti più sensati che ci siano. Se non le fai, il mare te lo puoi noleggiare per molto meno.
DOMANDE FREQUENTI
D: Si paga il bollo sulla barca?
R: No. La tassa annuale di possesso sulle unità da diporto è stata abrogata dalla legge di stabilità 2016 e non è dovuta dal 1° gennaio di quell’anno. Negli anni in cui c’era, dal 2012, si pagava solo sopra i dieci metri, e dall’estate 2013 solo sopra i quattordici: una barca da pesca di sei metri quella tassa non l’ha mai pagata. Prima ancora esisteva una vecchia tassa di stazionamento, che toccava anche i natanti con motori oltre certe soglie; oggi il bollo non ce l’ha più nessuna barca.
D: Serve la patente nautica per una barca da pesca?
R: Solo in alcuni casi. Serve oltre le sei miglia dalla costa, sulle moto d’acqua, e — anche restando sottocosta — se il motore supera i 30 kW, cioè 40,8 cavalli, o certe soglie di cilindrata. Sotto quelle soglie ed entro le sei miglia si va senza. È il motivo per cui tanti fuoribordo venduti in Italia si fermano proprio a 40 cavalli.
D: L’assicurazione è obbligatoria anche per un gommoncino con un motore piccolo?
R: Sì. La responsabilità civile è obbligatoria per qualsiasi unità a motore, senza soglie di potenza: conta che ci sia un motore, non quanto è grosso. Restano fuori solo le unità a remi e la vela pura senza alcun motore ausiliario. Chi naviga scoperto rischia la sanzione amministrativa e il sequestro dell’unità.
D: Quanto consuma un fuoribordo da 40 cavalli?
R: La regola pratica per un quattro tempi a benzina è 0,28-0,35 litri all’ora per ogni cavallo a pieno regime: un 40 cavalli sta quindi fra gli 11 e i 16 litri l’ora in planata. È una stima a mare piatto e a gas aperto: in crociera consumi meno, con onda contraria e barca carica di più.
D: Quanto costa tenere una barca da pesca all’anno?
R: Per un natante piccolo tenuto su carrello, senza posto barca, si ragiona su un ordine di grandezza di 1.000-2.500 euro l’anno fra assicurazione, manutenzione, carburante e dotazioni. Il posto barca in acqua è la voce che ribalta tutto: in certe zone d’Italia da sola vale più di tutte le altre messe insieme.
D: Conviene comprare la barca o pagare le uscite?
R: Dipende da quante volte esci davvero. Un’uscita su barca altrui costa in genere 100-200 euro a persona in quattro. Facendo il conto con la gestione di una barca piccola su carrello, il punto di pareggio cade fra le dieci e le quindici uscite l’anno: sotto conviene pagare, sopra conviene comprare.
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