L’Eging è un’affascinante tecnica di pesca che nasce in Giappone per insidiare i Cefalopodi, una vera MANIA per gli orientali. Noi, da buoni Italiani e ottimi pescatori, non potevamo farci mancare questa tecnica di pesca nel nostro repertorio.

• Giuseppe Di Gerolamo

Dopo un timido approccio nella nostra penisola, negli ultimi anni, l’Eging si è affermato in maniera prorompente, coinvolgendo sempre più appassionati. Una tecnica di pesca dinamica e molto divertente, praticabile sia da terra che dalla barca, una sorta di variante dello Spinning, mirata principalmente alla cattura di Seppie e Calamari. I periodi migliori per praticare l’Eging, vanno dall’autunno alla primavera inoltrata, e come per molti predatori, i momenti migliori per insidiare i nostri amici Cefalopodi sono alba e tramonto, con un incremento dell’attività predatoria nelle ore notturne, specialmente se si parla di Calamari. Questo però se peschiamo da terra e quindi su fondali non molto impegnativi, (MAX -10 mt.). Dalla barca, infatti, anche durante il giorno, su profondità più elevate, sarà sufficiente individuare i Calamari sul nostro Ecoscandaglio, calare le nostre esche, e le catture non tarderanno ad arrivare.
Parlando appunto di esche, le classiche Totanare, prendono nell’Eging, il nome di Egi, e rappresentano imitazioni di gamberetti o di piccoli pesci foraggio. Ciò che caratterizza gli Egi, è la presenza di una sorta di mezza luna piombata, posizionata sotto la testa, in corrispondenza di una ipotetica bocca, e da uno o due cestelli di aghi ricurvi senza ardiglione posti nella parte posteriore. Esistono vari fattori che differenziano un Egi da un altro, vediamo un po’ quali sono.

Modello

Parlando di Eging da terra, una delle principali distinzioni da fare sugli Egi, è sul comportamento del nostro artificiale. Esiste,  una prima grossa classificazione degli Egi, che viene fatta  appunto sul modello da utilizzare. Esistono principalmente tre modelli di Egi e sono: BASIC, DEEP e SHALLOW, tre grandi tipologie di artificiali, all’interno delle quali, i nostri amici Orientali, ossessionati da questa tecnica di pesca, hanno sviluppato numerose sottocategorie, (sound, warm jacket, glow, 490), (quando la pesca diventa una ossessione, ma il bello è anche questo). Tornando alle tre principali categorie, queste differiscono l’una dall’altra, per prima cosa per le misure nelle quali vengono prodotte, seconda e non meno importante, sui pesi e sui tempi di affondamento. Parlando invece di Eging dalla barca, la mia OSSESSIONE, esistono in commercio degli Egi dedicati proprio a questa fantastica tecnica, con grammature più importanti, ma con caratteristiche di fluorescenza, suono, e nuoto, identiche ai modelli più leggeri.

Misura

Come detto precedentemente, in base al modello che sceglieremo, avremo la possibilità di scegliere le caratteristiche del nostro Egi, caratteristiche indicate con un numero, es. 1.5 – 1.8 – 2 – 2.2 – 2.5 – 3 – 3.5, riportato chiaramente  sulle confezioni,  numero che indica, a secondo del modello, la dimensione  che il peso dell’Egi stesso.

Colori

Qui c’è veramente da impazzire. Chi pratica con assiduità la pesca ai Cefalopodi, sa bene che non esiste un giorno uguale all’altro. Non esiste un colore dominante, infatti molto dipende dalle condizioni di luce esterna, dal colore dell’acqua,  fattori questi  che condizioneranno notevolmente la scelta dell’Egi da utilizzare. Parlando di Seppie, un particolare che potrebbe tornarci utile, è che nelle prima fase della sua vita, la Seppia tende a nutrirsi di crostacei, per passare nella maturità a nutrirsi di pesci foraggio. Quindi in autunno con l’arrivo delle così dette Scarpette, (seppioline di piccole dimensioni), sarà opportuno utilizzare Egi con colorazioni che imitano piccoli crostacei, per passare in inverno inoltrato e primavera, periodo nel quale si prendono i grossi Scarponi (seppie di notevoli dimensioni), ad utilizzare Egi con colorazioni che imitano pesci foraggio. Da non scartare però i colori accesi, che spesso spingono i Cefalopodi ad attaccare stimolati proprio dalla diversità delle nostre esche.

Canne

Oggi, proprio per il gran numero di persone appassionate a questa tecnica di pesca, in commercio si trovano delle canne da pesca specifiche da Eging. Canne in due pezzi, con lunghezze comprese tra i  mt. 2.40 e i mt. 2.70, misure che  spesso vengono espresse in piedi, con potenze variabili, a seconda degli Egi da utilizzare. Le azioni di queste canne, varieranno a seconda delle prede che andremo ad insidiare. Ad esempio, canne destinate alla pesca alla Seppia, avranno una spiccata sensibilità di punta, proprio perché pescando a stretto contatto con il fondo, avremo la necessità di distinguere ogni eventuale toccata. Cosa differente per la pesca ai Calamari, dove avremo necessità di una canna più potente, proprio per permettere al  nostro Egi, di lavorare entro i primi metri dal fondo.

Mulinelli

I classici mulinelli nella misura del 2500/3500, trovano ottimo impiego in questa tecnica di pesca. Cosa da non trascurare, l’imbobinamento, che dovrà essere perfetto per non incorrere in fastidiosi grovigli in fase di lancio. Da utilizzare rigorosamente trecciati morbidi e setosi, proprio per avere una maggiore fluidità d’uscita durante il lancio, e conservare una maggiore sensibilità durante l’azione di pesca. Sarà sufficiente nella parte finale, quella che opererà a stretto contatto con l’Egi e con il fondo,  effettuare un nodo di giunzione con un paio di metri di fluorocarbon dello mm. 0.25, metterci un moschettone che ci permetterà di sostituire agevolmente gli Egi, e saremo pronti a pescare.

L’azione di pesca

Scelto il nostro spot, dopo aver effettuato il lancio, sarà opportuno tenere la canna bassa e l’archetto del mulinello aperto, per permettere al trecciato di uscire liberamente, e quindi al nostro Egi di arrivare sul fondo nel punto in cui ha toccato l’acqua. Sarebbe molto utile conoscere la profondità dello spot dove abbiamo deciso di pescare, proprio perché conoscendo i tempi di affondamento dell’Egi che stiamo utilizzando, potremmo contando, sapere quando siamo arrivati sul fondo. Giunti sul fondo, chiuderemo l’archetto, ed effettueremo due o tre Jerkate verso l’alto (movimenti secchi della canna dal basso verso l’alto), per permettere al nostro Egi di sollevarsi dal fondo quanto basta per insidiare sia Seppie che Calamari,  recuperando lentamente il trecciato che si mette in bando facendo in modo che il nostro Egi resti sempre in contatto con il cimino della canna. Ripeteremo questa operazione, alternandola a momenti di pausa di qualche secondo. Personalmente, nella pesca ai calamari eseguo questa operazione, fino al recupero totale dell’Egi. Nella pesca alle Seppie, invece, recupero lentamente l’Egi, a canna bassa, con dei piccoli colpi del cimino verso il basso, per non perdere mai il contatto con il fondo.

Parlando di Calamari, quasi sempre, l’attacco avverrà durante le Jerkate, e verrà da noi percepito con un colpo violento sul vettino della canna al quale potranno, a seconda delle dimensioni del calamaro, seguire improvvise sfrizionate del nostro mulinello, o come morbide testate sulla canna. Diverso invece parlando di Seppie, dove l’attacco verrà percepito quasi sempre come un improvviso appesantimento dell’Egi, quasi come un incaglio, anche perché spesso le Seppie, attaccano i nostri Egi all’altezza della testa e quindi lontano dai cestelli con gli aghi posti nella parte posteriore. Capiterà infatti, di recuperare la Seppia con il corpo dell’Egi di traverso tra i tentacoli, senza che questa si sia accorta dell’inganno.

Dopo tanto parlare, la voglia di andare a fare qualche lancio è salita alle stelle, quindi non mi resta che augurarvi Buon Divertimento, con la speranza di allamare qualche bel Calamaro che sicuramente allieterà la mia tavola.